Stiamo sperimentando la coltivazione di una piccola vigna di Pinot Nero, utilizzando il metodo di allevamento a Guyot, una tecnica ampiamente diffusa nelle aree vocate alla viticoltura di qualità. Questo sistema prevede la potatura drastica della pianta, lasciando solo un tralcio dell’anno precedente e un piccolo sperone, ovvero una porzione ridotta di tralcio con due o tre gemme, da cui nasceranno i nuovi germogli. Il Pinot Nero è un vitigno pregiato e delicato, noto per la sua capacità di riflettere il terroir in cui cresce, dando vita a vini eleganti e complessi. Le sue uve vengono utilizzate per produrre rossi raffinati e, in alcune regioni, anche spumanti di eccellenza.
La lavanda non è solo un elemento decorativo che impreziosisce l’ambiente, ma una pianta estremamente utile. I suoi benefici sono molteplici, sia per l’ecosistema che per chi la coltiva: la sua fioritura nell’orto attira le api, insetti fondamentali per l’impollinazione. Inoltre, è una pianta officinale dalle proprietà benefiche, i cui fiori essiccati possono essere impiegati per creare ghirlande profumate o per aromatizzare la biancheria. Per gli apicoltori, la lavanda rappresenta una preziosa pianta mellifera, perfetta per la produzione di un miele particolarmente pregiato. L’impiego di questa straordinaria pianta spazia dalla cosmesi alla cucina, dove viene utilizzata in ricette sorprendenti. Se siete curiosi, vi invitiamo a provare il filetto di manzo alla lavanda durante una delle nostre cooking classes.
Tra le nostre colline domina l’olivo, simbolo del paesaggio e della tradizione della nostra regione. Questa pianta, longeva e resistente, si adatta perfettamente al clima mediterraneo e regala un frutto prezioso da cui si ricava l’olio d’oliva, vero protagonista della nostra gastronomia. Impiegato “a crudo” per esaltarne il sapore o come base per la preparazione di piatti semplici ma ricchi di gusto, l’olio d’oliva è un elemento essenziale della cucina locale. Oltre al suo valore culinario, l’olivo contribuisce anche alla tutela del suolo, prevenendo l’erosione e arricchendo il paesaggio con il suo inconfondibile profilo argentato.
I nostri boschi di castagno, con i loro maestosi alberi dal tronco robusto e dalla chioma rigogliosa, offrono generosi raccolti di castagne e marroni, ingredienti versatili e apprezzati in cucina. Questi frutti, ricchi di carboidrati e dal sapore naturalmente dolce, si prestano a numerose ricette, sia salate che dolci: dalle farinate alle zuppe, dal castagnaccio ai risotti, fino all’uso nella pasticceria tradizionale e moderna. Un tempo considerati un alimento povero, castagne e marroni sono oggi ingredienti pregiati, protagonisti di preparazioni più o meno raffinate. Oltre al loro valore gastronomico, i castagni svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema, contribuendo alla stabilità del suolo e offrendo rifugio a numerose specie di fauna selvatica.
Nei nostri prati, quelli non destinati al pascolo dei cavalli vengono sfruttati per la produzione del foraggio che li nutre. Il processo inizia con la falciatura, che sprigiona nell’aria il caratteristico profumo di fieno appena tagliato, un autentico richiamo all’estate. Successivamente, il fieno viene disposto in lunghe file chiamate “andane” per favorirne l’essiccazione. Una volta asciutto, viene raccolto in grandi rotoballe, che, adagiate sui campi, ricordano le pedine di un’enorme scacchiera. Infine, le rotoballe vengono conservate nel fienile, pronte a garantire il nutrimento dei cavalli durante i mesi invernali.
Durante le vostre passeggiate potreste imbattervi in piante di fico, sia domestico che selvatico, e gustarne i deliziosi frutti, apprezzati fin dall’antichità. Popolazioni come i Fenici e gli Etruschi ne facevano parte integrante della loro alimentazione, mentre i Romani li consideravano simbolo di buon auspicio, offrendoli in dono per augurare un anno felice e prospero. Persino il filosofo Platone era un grande estimatore di fichi, convinto che ne favorissero l’intelligenza, al punto da guadagnarsi il soprannome di “mangiatore di fichi”. Oltre a essere consumati freschi o essiccati, i fichi avevano anche usi meno noti: il lattice ricavato dalle foglie e dai rametti veniva impiegato per far cagliare il latte nella produzione di formaggi artigianali.
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